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Virus West Nile: cosa sapere dopo i primi due casi a Latina

Due casi di Febbre del Nilo sono stati confermati nel Lazio. Si tratta di due persone settantenni residenti a Latina, ora ricoverate all’ospedale Santa Maria Goretti. I contagi sono definiti “autoctoni”, cioè avvenuti localmente, e sono stati rilevati grazie alle analisi dell’Istituto Spallanzani di Roma. Mercoledì 17 luglio, alle ore 14, è prevista una cabina di regia regionale per definire le misure di prevenzione e sorveglianza. L’obiettivo è fornire indicazioni operative a medici di base e pronto soccorso per riconoscere precocemente eventuali nuovi casi.

Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha rassicurato sull’assenza di un allarme generale, ma ha invitato a mantenere alta l’attenzione. “Il virus è endemico in diverse aree del Nord e del Centro Italia. Questi sono i primi due casi autoctoni nella nostra regione. La trasmissione avviene quasi esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette, molto raramente attraverso trasfusioni o trapianti”, ha dichiarato Rocca. In passato, nel 2018, il virus era già stato riscontrato in cavalli nelle province di Roma e Latina.

Ma cos’è esattamente il Virus West Nile? Isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, prende il nome dal distretto africano in cui fu scoperto. Il virus si trasmette all’uomo principalmente attraverso le punture di zanzare del genere Culex, che si infettano nutrendosi di uccelli selvatici, veri serbatoi del virus. Non si trasmette da persona a persona. Nella maggior parte dei casi è asintomatico o lieve, ma può provocare febbre alta, mal di testa, dolori muscolari e, in rari casi, complicanze neurologiche gravi. Il monitoraggio proseguirà nei prossimi giorni.

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