Nel cuore pulsante della Capitale, a pochissimi passi dalla mondana via Veneto, si nasconde la casa privata più costosa d’intera penisola. Stiamo parlando del Casino di Villa Boncompagni Ludovisi, universalmente nota come Villa Aurora. Questa storica residenza cinquecentesca di oltre 2.200 metri quadrati rappresenta l’unico edificio sopravvissuto alle demolizioni che hanno smantellato l’immenso parco originario di 30 ettari. Oggi, il valore stimato di questa eccezionale proprietà si aggira intorno alla sbalorditiva cifra di 500 milioni di euro, di cui oltre 300 milioni derivano esclusivamente dal patrimonio artistico inestimabile custodito gelosamente al suo interno.
Il capolavoro assoluto che fa schizzare alle stelle le quotazioni della villa si trova nell’ex laboratorio di alchimia del cardinale Francesco Maria del Monte. Al suo interno, infatti, spicca l’unica pittura murale mai realizzata da Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio. L’opera è stata commissionata nel 1597 e riscoperta casualmente solo nel 1968 sotto strati di intonaco. Non è un tradizionale affresco, bensì un particolarissimo dipinto a olio su muro. Il dipinto (che da solo vale circa 360 milioni di dollari) raffigura Giove, Plutone e Nettuno attorno a una sfera celeste, con i volti delle tre divinità che ricalcano in modo sorprendente i lineamenti dello stesso Caravaggio.


L’incredibile valore della casa non si esaurisce certo con il genio del Merisi. Le nove stanze del palazzo ospitano infatti una sequenza di tesori inestimabili. A partire dal celebre affresco realizzato nel 1621 dal Guercino che raffigura la dea dell’alba sul suo carro e che dà il nome all’intera villa. Inoltre, gli sfarzosi ambienti conservano pezzi di storia unici. Un esempio è il trono in velluto rosso appartenuto al cardinale Ludovisi (che affidò la costruzione della tenuta originaria al Domenichino), oppure un tavolo in palissandro di Papa Gregorio XIII. Infine, gli storici dell’arte ritengono che gli affascinanti giardini circostanti portino la prestigiosa firma di André Le Nôtre, lo stesso paesaggista che progettò i giardini della Reggia di Versailles.
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