Una suora nigeriana che lavorava come badante in zona Tuscolana ha denunciato un episodio di tentata violenza sessuale avvenuto cinque anni fa. Secondo la sua testimonianza, il figlio trentottenne dell’anziana assistita si sarebbe presentato nudo nella sua stanza, chiedendole un rapporto sessuale. La donna, all’epoca parte di una congregazione religiosa dei Castelli romani, aveva raccontato tutto alla madre superiora, che però le aveva chiesto di continuare a lavorare nella stessa abitazione. Dopo l’allontanamento dall’istituto religioso, ha sporto denuncia alle forze dell’ordine.
Durante l’udienza di ieri, il pubblico ministero ha chiesto per l’imputato otto mesi di reclusione, sostenendo che le parole della vittima siano credibili e coerenti. Il pm ha anche chiarito che “la violenza non è solo fisica, ma anche l’invasione della sfera di autonomia della persona”, facendo riferimento al comportamento dell’uomo, che si sarebbe calato i pantaloni e avrebbe insistito per ottenere rapporti con la donna. L’imputato è ora sotto processo davanti alla prima sezione collegiale del tribunale di Roma.
La vittima, che oggi ha lasciato la vita religiosa e vive con un compagno e un figlio, non ha presenziato in aula. Il processo continuerà a dicembre, con l’arringa della difesa e la successiva sentenza di primo grado. Intanto, un precedente procedimento per sfruttamento da parte della congregazione è stato archiviato dalla procura di Velletri.
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