Dopo l’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica fuori dal Club Imperatrice, in viale delle Provincie, arriva la risposta delle attiviste. Tre ragazze trans – tra cui Guendalina Rodriguez e Giulia Onofri, già vittima di un’aggressione nel Viterbese – sono state picchiate e rapinate da un gruppo di dieci uomini. Calci, pugni e furto di cellulari e portafogli, mentre nessuno è intervenuto in loro difesa.
Le attiviste della Rete della Conoscenza, un collettivo dell’università La Sapienza, hanno deciso di reagire in modo diretto. Dopo aver analizzato i video della rissa circolati online e raccolto segnalazioni, hanno pubblicato sui social i nomi di due presunti aggressori, chiedendo ad altre persone di fornire ulteriori informazioni. «La rabbia ci spinge a fare nomi e cognomi», scrivono. Obiettivo: esporre pubblicamente chi ha partecipato all’aggressione delle trans. I post, pubblicati su Instagram, hanno scatenato decine di reazioni. Alcuni utenti sottolineano come i profili degli accusati siano già stati cancellati, forse per paura delle ripercussioni. Altri rilanciano: «Dieci contro tre, che vigliacchi».
Non tutti però approvano questa forma di giustizia parallela. Qualcuno mette in guardia: «Rispondere alla violenza con altra violenza non è la soluzione». Ma per le attiviste è una questione di autodifesa collettiva: «Le istituzioni ci ignorano, siamo costrette a tutelarci da sole». A dieci giorni dal Roma Pride, il gesto delle femministe si trasforma in un atto politico. Una forma di pressione pubblica e un messaggio chiaro: le aggressioni non resteranno impunite.
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