La Torre dei Conti è diventata un cantiere giudiziario. Dopo il crollo che ha ucciso l’operaio 66enne Octay Stroici, la procura di Roma indaga per omicidio colposo e disastro colposo. Il pm Mario Dovinola ha effettuato un sopralluogo con la sezione specializzata negli infortuni sul lavoro. I carabinieri di piazza Venezia hanno messo i sigilli all’area intorno al monumento. Nelle prossime ore i magistrati disporranno l’autopsia sul corpo della vittima e nomineranno i consulenti tecnici. L’obiettivo è chiaro: capire perché un edificio chiuso dal 2007 e inserito in un progetto Pnrr sia crollato durante i lavori di recupero, nel cuore dell’area dei Fori.
Sul tavolo gli inquirenti hanno più scenari. Una prima ipotesi riguarda un ponteggio interno montato in modo errato, che avrebbe alterato gli equilibri statici. Un’altra pista punta sulla progettazione: errori nei calcoli, nei materiali o nelle fasi di intervento. C’è poi il tema dei tempi, con un restauro partito tardi su una struttura già fragile. Infine entra in gioco l’errore umano nello “scollegamento” del solaio, cioè nella rimozione delle puntellature che reggevano il soffitto crollato nel secondo cedimento. I carabinieri hanno già ascoltato operai e responsabili delle ditte coinvolte, EdilErica e Picalarga. In parallelo il Nucleo ispettorato del lavoro controlla documenti, piani di sicurezza e catena degli appalti. La Sovrintendenza capitolina ricorda che l’intervento sulla Torre dei Conti vale 6,9 milioni di euro del Pnrr “Caput Mundi” e include consolidamento, restauro e futuro allestimento museale.
Fuori dal perimetro transennato cresce la pressione della città. La Cgil Roma e Lazio chiede il lutto cittadino e parla di “giorno di dolore e rabbia”. I sindacati riportano il caso dentro il tema più ampio delle morti sul lavoro, ricordando che un 66enne non dovrebbe rischiare la vita in un cantiere ad alta complessità. Intanto la politica invoca piena trasparenza su controlli, subappalti e standard di sicurezza, soprattutto nei cantieri pubblici finanziati con fondi europei. Il crollo della Torre diventa così un test per Roma: o il sistema regge, con accertamenti rapidi e responsabilità chiare, oppure questo cantiere resterà il simbolo di come non si deve lavorare in una capitale europea. La città ora aspetta risposte, e non vuole sentir parlare di semplice “fatalità”.
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