L’attacco che ha paralizzato la Sapienza ha ora un nome e una richiesta precisa. Infatti, il sistema informatico è stato bloccato dal ransomware BabLock, una minaccia sofisticata che ha criptato i dati di oltre centomila iscritti, docenti e personale amministrativo. Gli hacker, che si sono firmati con l’etichetta inedita “Femware2”, hanno lasciato solo un file di testo denominato “readme.txt” con le istruzioni per avviare la trattativa. La richiesta è chiara: il riscatto per la decrittazione può arrivare fino a un milione di dollari in Bitcoin. Secondo gli analisti, dietro l’operazione ci sarebbero gang filorusse, dato che il virus è programmato per non colpire i sistemi impostati in lingua russa o post-sovietica.
L’ateneo corre ai ripari per limitare i danni alla didattica. Le scadenze come domande di laurea, bandi Erasmus e pagamenti delle tasse sono state posticipate a data da destinarsi. Per gli esami, si torna all’antico: chi ha già prenotato sosterrà la prova, mentre i test di domani si svolgeranno in modalità cartacea (“carta e penna”). Il tutto verrà verbalizzato successivamente sarà su Infostud. Attenzione però ai rinvii immediati: i test previsti per oggi sono stati posticipati al 9 febbraio. Inoltre, vista l’indisponibilità delle mail istituzionali, in ogni facoltà saranno attivi degli Infopoint fisici per orientare gli studenti.
Ma come sono entrati i pirati informatici? A quanto pare, gli hacker avrebbero sfruttato la casella postale di un amministratore di sistema per penetrare nella rete. Attualmente, i tecnici lavorano senza sosta con l’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza e la Polizia Postale. Il recupero tramite backup non è ancora riuscito e i tempi si preannunciano lunghi. Intanto, monta la protesta: l’organizzazione studentesca “Cambiare Rotta” definisce inaccettabile la fragilità dei server ed esige trasparenza sulla gestione dei dati sensibili.
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