Viveva per strada, tra i cartoni e gli stracci, nella zona della stazione Termini. Nessun documento, nessuna parola comprensibile. Un uomo invisibile. Ma con sé portava qualcosa di straordinario: 150 disegni, mappe dettagliate, numeri e parole misteriose. Sempre la stessa data: 1993. L’uomo, alto circa un metro e novanta, dormiva sotto i portici, circondato dai topi che ormai lo avevano adottato. Chi lo incrociava lo chiamava Mickey Mouse. I disegni, nascosti tra i vestiti, raccontano di interni, computer, stanze e città forse un tempo familiari. Tutto tracciato con precisione, ma accompagnato da un linguaggio indecifrabile.
Gli operatori sociali del Comune di Roma, con pazienza, hanno guadagnato la sua fiducia. Lo hanno portato in ospedale, curato, nutrito, e finalmente lui si è lasciato aiutare. Ha iniziato a parlare, grazie all’aiuto di un mediatore in lingua russa. Le sue prime parole: «Ora sto bene, finalmente mangio». L’assessora alle Politiche Sociali, Barbara Funari, ha deciso di portare la storia a Chi l’ha visto?, sperando che qualcuno potesse riconoscerlo. E l’appello ha funzionato. Sulla pagina del programma è comparso il messaggio: “Caso risolto”.
«Restituirgli un’identità – ha dichiarato Funari – significa garantirgli dignità, accesso alle cure e un futuro». Ora, grazie al lavoro congiunto di Asl Roma 1, Municipio I Centro, Polizia Locale e i servizi sociali, questo uomo invisibile non è più solo un volto senza nome. È tornato a esistere.
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