Un incendio ha distrutto 17 auto Tesla nella notte tra il 30 e il 31 marzo a Roma, in via Serracapriola, presso l’unica concessionaria della casa automobilistica in città. La Procura di Roma ha aperto un’indagine sull’accaduto, affidata al pool antiterrorismo. Gli anarchici italiani hanno rivendicato il rogo su un sito di area, confermando il loro coinvolgimento. Dopo l’attacco, Elon Musk ha parlato subito di terrorismo. La Digos ha iniziato a indagare e il Viminale ha ordinato il monitoraggio e la sorveglianza di tutte le concessionarie e i punti di ricarica delle auto Tesla presenti sul territorio.
Nel messaggio di rivendicazione, gli anarchici hanno definito Elon Musk come una delle persone che “incarnano il Male assoluto”. Hanno criticato le sue aziende, il suo impegno politico a sostegno del presidente statunitense Donald Trump, e la sua partecipazione a quella che definiscono un’“offensiva reazionaria, imperialista, sessista e suprematista”. Gli autori del rogo hanno scritto di aver voluto dare il loro “benvenuto alla primavera” incendiando 17 automobili, affermando che si riconoscono come quei “difetti” che progetti come quello di Musk vorrebbero eliminare.
Il testo degli anarchici si conclude con un messaggio di solidarietà verso i detenuti anarchici e una dura critica al 41bis, il regime carcerario di massima sicurezza. Concludono dicendo: “L’unica Tesla che ci piace è quella che brucia”. La situazione rimane sotto stretta osservazione da parte delle autorità, che continuano il lavoro di prevenzione e monitoraggio per evitare nuovi episodi simili.
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