La macabra scoperta è avvenuta sabato sera. Due speleologi amatoriali si sono calati nel Fosso di San Leone, tra via Laurentina e via Ardeatina, e hanno trovato due scheletri umani rannicchiati in una grotta naturale a 25 metri di profondità. I corpi, ridotti a ossa ma ancora integri, giacevano composti in un’area difficilmente accessibile, raggiungibile solo con imbracature e attrezzatura da roccia. I resti sembravano recenti: i denti ben conservati nei teschi rafforzano l’ipotesi di una morte non troppo lontana nel tempo. I due speleologi hanno dato l’allarme prima di rientrare a Milano.
Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato Esposizione, la Squadra Mobile, la Scientifica e i vigili del fuoco del nucleo Saf. Il medico legale ha stimato una datazione di circa trent’anni, ma serviranno le analisi dell’Istituto di Medicina Legale della Sapienza per confermare. Intanto gli investigatori analizzano le denunce di scomparsa risalenti agli anni ’90 e valutano diverse ipotesi: omicidio con occultamento, morte accidentale, o – meno probabile – la presenza di senzatetto in cerca di riparo.
La zona, però, è troppo impervia per arrivarci per caso. Qualcuno doveva conoscere bene il posto e aver scelto quella grotta sapendo che i corpi lì sarebbero rimasti nascosti. La polizia scientifica ha raccolto foto e rilievi da allegare al fascicolo. Se le analisi sulle ossa degli scheletri riveleranno traumi compatibili con armi, l’ipotesi di duplice omicidio prenderà forza. La grotta dimenticata potrebbe nascondere una storia tragica rimasta sepolta per decenni.
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