Lo Stadio Flaminio si prepara alla trasformazione più radicale della sua storia. La Lazio ha presentato il progetto per riportare in vita l’impianto di Pier Luigi Nervi e farlo diventare un’arena da 50.570 posti, moderna e totalmente ripensata. Il costo? 480 milioni di euro. Lotito parla di “visione”, non solo di un’opera edilizia: l’obiettivo è rifunzionalizzare un’area oggi abbandonata e restituire alla città uno spazio sportivo, culturale e identitario. Il nuovo Flaminio sarà un “catino” compatto, rumoroso, immersivo.
Il cuore del progetto è una soluzione architettonica che permette di rispettare i vincoli delle Belle Arti: una struttura “a matrioska”. La base resta quella originale di Nervi, in cemento armato. Sopra, però, nascerà un secondo anello totalmente indipendente: 46 cavalletti in acciaio sosterranno le nuove tribune senza toccare la parte storica. Una scelta tecnica che permette di raddoppiare la capienza senza alterare l’opera del 1960. Intorno allo stadio arriveranno spazi per ristoranti, negozi, eventi, palestre e aree aperte al quartiere nei giorni feriali grazie a recinzioni trasparenti e apribili. Nel frattempo, il Piano economico è stato aggiornato: concessione a 90 anni, investimento misto tra autofinanziamento e risorse terze, e un iter che seguirà la legge Stadi, proprio come il progetto della Roma a Pietralata.
Per i tifosi biancocelesti, il nuovo Flaminio rappresenta molto più di un progetto: è la promessa di una casa. Ma l’impatto riguarda tutta la città: un impianto oggi inutilizzato potrebbe diventare un polo urbano, sportivo e culturale. Serviranno almeno tre anni di lavori e il via libera della conferenza dei servizi, ma la direzione è tracciata. “Non nasce per dividere, ma per restare”, ha detto Lotito. Roma osserva, i tifosi sognano, il Flaminio è pronto a una seconda vita.
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