Nuova notte di paura al liceo Righi di Roma. Dopo il blitz di lunedì, quando un gruppo di circa 15 ragazzi ha provato a forzare l’ingresso dell’istituto occupato intonando cori per il “Duce” e lanciando bottiglie. Nella serata del 4 novembre la scena si è ripetuta. Questa volta alcuni giovani incappucciati hanno divelto una grata laterale del vicino liceo Tasso, in via Lucania. Hanno usato una scala e rotto i vetri di una finestra per tentare di introdursi di nuovo al Righi. A terra sono rimaste alcune spranghe. Gli studenti parlano apertamente di “altro assalto fascista”, mentre sul posto sono intervenute di nuovo le forze dell’ordine. Sono anche stati allertati i genitori degli occupanti. Il clima attorno alla scuola, occupata da giorni per iniziative su Gaza, resta incandescente.
Il primo blitz, lunedì sera, aveva già acceso l’allarme. Un gruppo proveniente dall’area dell’ultradestra, volto coperto e caschi in mano, si è presentato sotto il portone di via Campania con bottiglie e sassaiola, urlando “Duce, Duce”. I genitori hanno chiamato la polizia, il gruppo si è dileguato di corsa, ma il messaggio è arrivato forte. Nelle ore successive la politica si è divisa anche sul contesto. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) ha parlato di “due intolleranze”: da un lato la decisione di organizzare a scuola una giornata su Gaza “con ospiti di una sola parte”, dall’altro l’attacco “peggiore” dei “teppistelli” che hanno usato slogan nostalgici. Per Rampelli il terreno fertile degli estremismi è la “scarsa consapevolezza della democrazia” e la ricerca di visibilità da parte di “cattivi maestri”. Questi ultimi, anche online, soffiano sul fuoco e istigano all’odio.
Ora tocca alla scuola e alla città disinnescare la spirale. Il liceo Righi è diventato un simbolo, nel bene e nel male: da una parte gli studenti che provano a discutere di guerra e diritti, dall’altra chi risponde con intimidazioni, cori e violenza. Rampelli invita a “espungere la faziosità” e ricorda che “la violenza è lo sterco dell’umanità”. Nel mentre chiede di rispettare chiunque si batta per una causa che ritiene giusta. Intanto però servono scelte concrete: più presidi davanti agli istituti sensibili, regole chiare sulle occupazioni, spazi veri di confronto dove posizioni diverse possano parlarsi senza trasformare le scuole in ring politico. Roma guarda al Righi come a un banco di prova: o si alza l’asticella del dialogo, o saranno i blitz a dettare l’agenda.
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