Il miglior cocktail bar del mondo parla romano, anche se si trova a Hong Kong. Si chiama Bar Leone e nasce dall’idea di Lorenzo Antinori, classe 1987, romano verace e oggi primo nella classifica The World’s 50 Best Bar. In due anni il suo locale è diventato un fenomeno globale, pur mantenendo un’anima da baretto di quartiere, con iconografie pop italiane, poster anni Settanta e un’impronta che Profuma di Roma. Antinori viene da Trastevere, da una gavetta iniziata dietro il bancone dell’Antico Caffè del Moro e continuata nei migliori bar del mondo. Oggi rivendica un successo che ha radici molto precise: «Sono partito da Roma e ho portato con me quella cultura. Bar Leone nasce da lì».
La carriera di Antinori è un viaggio che attraversa tre continenti. Dopo un periodo in Australia, torna a Roma e poi vola a Londra, dove lavora al Savoy e al Mondrian. Il salto definitivo arriva in Asia: prima Seul con il Four Seasons e poi Hong Kong, sempre nel lusso, tra Caprice Bar e Argo, entrambi protagonisti delle classifiche internazionali. Ma a un certo punto il lusso gli va stretto. Così decide di creare un bar “popolare”, semplice, diretto, dove contano accoglienza e qualità. Nasce Bar Leone: Negroni, Dirty Martini, Spritz alla spina con passion fruit, niente fermentazioni complicate, nessuna moda del momento, solo tecnica, pulizia e identità. I cocktail sono chiari, leggibili, ma curati come alta cucina. Il pubblico di Hong Kong lo capisce subito: file all’ingresso, clienti locali e non solo expat, un culto spontaneo che esplode dopo la vittoria nella classifica asiatica.
Bar Leone funziona perché offre un’Italia autentica, non stereotipata. «Hong Kong è cosmopolita, ma un bar come questo non c’era», racconta Antinori. Il locale propone cocktail ma anche olive affumicate al legno di ciliegio, focaccia con mortadella, crostoni, parmigiana e cotolette. È un bar pop, ma con la finezza di chi viene dall’hotellerie più alta. Oggi Antinori guarda al futuro: per ora resta a Hong Kong, ma non esclude un ritorno in Italia. La mixology italiana, dice, ha talento e professionalità da vendere. Lui ne è la prova vivente: un ragazzo romano che ha portato Trastevere nel mondo e ha trasformato un’idea semplice in un successo planetario.
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